Racconto


Calendario CSP: 15 dicembre 2025

“La sposa”

«Oh, che bei capelli che hai», sospirò Birna mentre faceva scivolare il pettine tra le ciocche bionde di Hervör. «Sarai una sposa incantevole. Ah, ma che peccato che non avrai mai una figlia con capelli belli come i tuoi».

«Ci risiamo?»

«Era solo per dire». Birna sospirò ancora una volta, poi mise da parte il pettine. «Ecco. Abbiamo finito».

Grete, che era rimasta in piedi accanto al fuoco, giocando distrattamente con una delle sue trecce, si avvicinò. Solo gli antenati sapevano cosa le passasse per la testa in certi momenti. Hervör guardò la ragazza snella. Era ancora quasi una bambina. Eppure, era solo di pochi inverni più giovane di lei — le tornò d’un tratto in mente.

Era facile dimenticare la propria giovinezza. Si sentì più vecchia di quanto fosse in realtà. Quella sensazione l’accompagnava dalla morte di suo padre. Ma oggi più che mai. Al termine di quella giornata non sarebbe più stata una fanciulla. La distanza tra lei e Grete le sembrò improvvisamente grande come uno dei profondi burroni che solcano la loro terra.

Eppure, era spesso la sognante Grete a sembrare più grande di tutte loro.

Così era anche in quel momento, mentre lei e Birna cominciavano a intrecciare denti di sventratore e artigli di lupo nei capelli di Hervör. «Ha scelto la sua strada», ricordò Grete a Birna con fermezza. «Ed è una strada onorevole. Con questo matrimonio non disonora i suoi antenati». Poi, pensierosa, come se parlasse a sé stessa mentre intrecciava i capelli di Hervör, aggiunse: «Credo anzi che da questo matrimonio nascerà qualcosa di grande».

Birna interruppe il suo lavoro per osservare la ragazza. «A volte parli quasi come una Gydja».

La porta della capanna si aprì cigolando. Ylva e Ingrid entrarono, accompagnate da una folata di aria fredda, e richiusero rapidamente. Avevano aiutato Hervör a lavarsi poco prima. L’avevano strofinata dalla testa ai piedi in una grande vasca fino a quando Hervör non ebbe la certezza che la sua pelle fosse più bianca e luminosa della neve appena caduta al sole del mattino. L’acqua era stata mescolata con erbe profumate che ora aderivano alla sua pelle e ai suoi capelli. In seguito, le due donne erano andate a cambiarsi. Ora indossavano collane d’ambra e le loro pellicce più pregiate.

Ma nessuna delle due era vestita in modo così splendido come Hervör, avvolta in un mantello di pelliccia argentea di bestia d’ombra.

Ingrid giunse le mani con gioia quando vide Hervör seduta sullo sgabello davanti a lei. «Che splendida sposa!».

«Se solo stesse prendendo un uomo in grado di apprezzare la sua bellezza», mormorò Birna suo malgrado.

«Oh, basta frignare!» sbottò Ylva, dando a Birna un leggero colpo sulla mano. «Pare quasi che sia la prima a percorrere questa strada».

Birna rise amaramente. «La prima? Magari! Non ce ne sono state così tante tutte insieme dai tempi di Baldar!»

«Non c’erano così tanti orchi nella nostra terra dai tempi di Baldar», le ricordò Hervör. «Né sono stati uccisi così tanti padri, fratelli e mariti».

Birna espirò profondamente. «Hai ragione. Se mai uccidessero mio marito, forse mi risposerei e seguirei le tue orme. Ma per Gor e tutti gli antenati, che razza di tempi sono questi, in cui le fanciulle più belle non prendono marito e devono morire così giovani?».

«Mia sorella morì dando alla luce un figlio», le ricordò Hervör.

E Grete confermò: «Potremmo morire tutti in giovane età. Le donne dando la vita, gli uomini togliendola».

«Questa mattina ho pregato per avere la forza». Hervör voltò la testa per guardare Birna, che stava leggermente dietro di lei. Nei suoi occhi c’era determinazione. «Gor mi darà la forza di cui ho bisogno. E se morirò, sarà una morte onorevole».

Ingrid le si avvicinò con una ciotola di legno piena di bacche spiritiche schiacciate. Intinse un dito nell’impasto e cominciò a dipingere linee e punti sul viso di Hervör. Ylva le prese una mano e fece lo stesso.

Quando Ursula entrò, le cinque donne avevano appena finito. Mancava solo la corona di erbe curative, che secondo la tradizione veniva posta sulla sposa dalla madre. Per un attimo Ursula guardò Hervör in silenzio. Ora era adornata come una sposa dovrebbe essere: le sue trecce, intrecciate con denti e artigli bianchi e lucenti, le ricadevano sulle spalle, drappeggiate con morbida pelliccia di bestia ombra. Una spilla di bronzo a forma di martello le fissava il mantello sotto la gola. Segni rossi adornavano le sue guance, la fronte e il dorso delle mani. Orecchini di ambra incorniciavano il suo viso.

«Sei una sposa magnifica», mormorò Ursula e baciò Hervör sulla fronte prima di porle sul capo la corona di erbe. «Vorrei che tuo padre potesse vederti oggi».

«Se fosse qui, non mi sposerei».

«Sarebbe orgoglioso di te per averlo fatto. Tu porti onore a lui e a tutti i tuoi antenati».

Con queste parole sua madre la prese per mano e la condusse fuori.

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Calendario CSP: 08 dicembre 2025

“Il viaggio del Generale”

«Va bene, te lo ripeto: continuo a pensare che sia un’idea stupida farlo senza la tua attrezzatura, ma se credi davvero che sia meglio che attirare tutta l’attenzione su di te, mi assicurerò che la nave sia qui al tuo ritorno. Ma fai in fretta. Gli orchi individueranno la nave prima che poi, sempre che non l’abbiano già fatto. O solo gli dèi sanno cos’altro potrebbe nascondersi là fuori. E se hai bisogno di rinforzi, chiedi a uno dei tuoi ragazzi di inviarci dei segnali di fumo o qualcosa del genere dalla costa».

«Non preoccuparti troppo, Lee. Torneremo».

Lee fece un ultimo cenno con la testa al suo liberatore, l’uomo che lo aveva salvato dalla prigione in cui era rinchiuso da una vita e dalle catene del re, prima di calare la piccola scialuppa di salvataggio dell’Esmeralda con due corde. In quella piccola imbarcazione sedevano anche i compagni più fidati del liberatore — il mago Milten; Lester, un tempo novizio del Dormiente; Diego, ex Ombra; e Gorn, consigliere di Lee. Remarono lentamente verso la spiaggia costiera del villaggio di pescatori di Ardea.

«Generale, tutto bene?», chiese una voce alle spalle di Lee mentre lui fissava le numerose colonne di fumo che si alzavano dalla terraferma e la cupola appena formatasi intorno a Vengard, in lontananza. «Come ti senti?», chiese il mago dell’acqua Vatras avvicinandosi a Lee e seguendo il suo sguardo, con le mani infilate nelle maniche della tunica.

«Tutti quegli anni nella Barriera, poi Irdorath, ora questo viaggio per mare, e infine mi trovo ANCORA davanti a una barriera». Lee fece un respiro profondo. «Che considerazioni ne trai, mago? Come mi sento?»

«Preferirei non azzardare ipotesi», rispose il mago con un sorriso debole e complice. «Ma non disperare. Nemmeno l’ultima barriera ti ha fermato. Forse questo è un segno che il tuo destino è un altro».

«Un altro destino?»

«E se quelli di cui cerchi di versare il sangue fossero già morti? Quelli responsabili della tua condanna? O se non riuscissi affatto a raggiungerli?»

«Non saranno tutti morti. Inoltre, devo prima scoprire CHI tra loro è responsabile. Non cercare di dissuadermi, Vatras. Ho aspettato troppo a lungo. Voglio sapere chi è responsabile e POI… deciderò.” La risposta di Lee fu fredda.

“Il regno è sull’orlo di uno sconvolgimento. Anche se il re riuscisse in qualche modo a vincere questa guerra per miracolo, le cose non sarebbero mai più come prima. Questo è certo.” Vatras si voltò verso Lee. “Potrebbe essere l’occasione migliore per…”

«ALLARME!» gridò una voce forte sul ponte. Lee si voltò di scatto, con la mano sull’elsa della sua spada a due mani, ma quando la estrasse ormai era già troppo tardi.

Parte dell’equipaggio giaceva privo di sensi a terra e una dozzina di armi erano già puntate contro il resto. Pirati.

«Giù le armi, marinai d’acqua dolce! E anche la magia, vecchio!» abbaiò uno dei pirati.

Qualche giorno dopo:

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Calendario CSP: 01 dicembre 2025

“La notte in cui vagano le Ombre”

Sono un Cavaliere dell’Ordine. Un servitore di Innos, che ha giurato di proteggere la Luce dove l’oscurità dilaga. Alcuni mi definiscono un fanatico di questi tempi, altri un pazzo… Ma io so chi sono: un cavaliere virtuoso, con senso del dovere e lealtà che scorrono nelle mie vene. Vincolato dal giuramento di difendere la legge e proteggere i deboli.

Ecco perché me ne sto seduto qui, nascosto tra le forti radici di un albero secolare, a poche centinaia di passi dalla fortezza di Gotha, la mia casa, la roccaforte della nostra confraternita. Un tempo bastione dei paladini, rifugio di forza e fede. Ora è stata profanata… Occupata dagli orchi… Dissacrata da sinistri poteri.
La notte era limpida, la luna pendeva come una pallida sentinella nel cielo. Nessun suono che rompesse la quiete, tranne l’occasionale ululato del vento che spazzava la valle abbandonata, come una voce di avvertimento.

Notai un movimento ai margini della foresta.

Una dozzina di guerrieri emerse dall’ombra, torce in mano. La mia mano si mosse istintivamente verso l’elsa della mia spada, ma rimasi immobile. Non dovevano vedermi.
Al centro del gruppo camminava un gigante, con una massiccia ascia sulla spalla. Le loro torce si spensero una dopo l’altra, non per il vento, ma intenzionalmente, man mano che si avvicinavano alla fortezza. Alla pallida luce della luna vidi uno stendardo rosso sangue. Su di esso il simbolo dello Shadow Walker.

Silenziosamente mi superarono e salirono il pendio, dritti verso la fortezza. Gli orchi all’avamposto che sorvegliavano l’ingresso fissavano stupidamente l’oscurità come sempre, completamente ciechi a ciò che stesse accadendo proprio davanti ai loro occhi.
Il mio cuore batté più forte. Alleati. Spiriti affini. Una scintilla di speranza mi illuminò il petto.
Feci un passo avanti, pronto a lasciare il mio nascondiglio e seguirli…

Poi accadde.

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Calendario CSP: 21 dicembre 2024

Con questa casella il CST ci presenta l’ultimo racconto di questo calendario. Ambientato nel Varant precisamente a Bakaresh, dopo una tranquilla serata di chiacchiere e lontani ricordi, il giorno successivo quello che sembravano per l’appunto lontani ricordi di storie passate ritornano e si presentano alle porte della città più importante per gli Assassini!

“Il cimelio di famiglia”

Raschid alzò lo sguardo dalla scrivania. In piedi sulla porta del negozio, sotto la spada del bisnonno, c’era un uomo in un semplice caftano, i capelli leggermente unti sotto il fez per il sudore di una lunga giornata. Mettendo da parte la piuma di saprofago del deserto, si affrettò dietro il bancone. Suo figlio avrebbe dovuto essere lì, a servire i clienti. Ma, per ora, avrebbe dovuto fare a meno di Machmud.

“Saluti, saluti, figlio di viaggi lontani! Cosa posso fare per te?” “Qualcosa per rafforzarmi, padre dell’ospitalità. Sono appena arrivato nella madre di tutte le città. Il viaggio è stato arduo.”

“Ti credo, è già molto tardi.” Fuori, era già calata l’oscurità. La lampada a olio sulla scrivania di Raschid proiettava una luce tremolante nel negozio, facendo apparire i mobili e le figure dei due uomini come ombre grottescamente distorte e danzanti sulle pareti. Non aspettava più clienti e aveva pensato di potersi dedicare all’inventario in pace.
Mentre serviva all’ospite ciò che restava di riso, lenticchie e vitello e gli portava una ciotola di datteri, l’uomo si mise a suo agio.

“Il nostro capo carovana ha fatto una deviazione. Ma dovrebbe essere di buon auspicio per me raggiungere la più sacra delle città sotto il velo rinfrescante di Beliar e non sotto la bruciante maledizione della luce di Innos.” “Vieni dal nord?” Il dialetto tradì il suo ospite.
“Da Braga. Ho fatto un lungo viaggio. E pericoloso. Abbiamo fatto una deviazione per evitare i predoni, non viaggiando direttamente da Ben Sala ma avventurandoci prima nel deserto.”
“Potrebbe non essere stato necessario. Di solito Orbasan prende di mira le carovane commerciali, non i gruppi di pellegrini.”
“No, no, non Orbasan. Ne ho sentito parlare, un pericoloso bandito, lo chiamano il Signore del Deserto a Ben Hasha. Ma il nostro capo carovana ha detto la stessa cosa che hai detto tu.”

Il pellegrino spezzò un pezzo di pane azzimo che Raschid aveva ora posato sul tavolo e lo usò per raccogliere un po’ di riso e lenticchie. Il suo sguardo si posò sulla spada appesa al muro sopra la porta.
“Nomadi. I nomadi stanno causando problemi lungo il percorso.”
Raschid strizzò gli occhi e corrugò la fronte. “I nomadi non oserebbero avvicinarsi così tanto a Bakaresh. Una volta superato il sentiero da Lago a Ben Sala, non hai più nulla da temere da loro. Sono solo alcuni predoni. Emarginati dai loro stessi clan. Spinti dal loro odio per Beliar e i suoi servi. Fuggono nel profondo del deserto non appena gli Assassini di Bakaresh si avvicinano. Perfino gli schiavisti li temono e li evitano.”
Ma il suo ospite scosse la testa. “No, non sono solo alcuni predoni. È un intero clan di nomadi! Decine di guerrieri. I Beni Sinikar, li chiamava il nostro capo carovana. Sono in guerra!”
“Lo ha detto per spaventarti e farti pagare più oro per la deviazione. Sii cauto, figlio dell’ingenuità; a Bakaresh, ci sono molti che predano i pellegrini ignari.”

I nomadi erano stati nuovamente braccati dal ritorno di Zuben e gli Assassini avevano scacciato i loro occupanti Myrtaniani. Negli ultimi anni, erano stati costretti a inoltrarsi sempre più nel profondo del deserto. E tuttavia, non avevano reagito. E come avrebbero potuto? Erano pochi e male armati, i loro maghi dell’acqua non erano mai tornati dal nord. Non avrebbero osato avvicinarsi a Lago, figuriamoci alla potente Bakaresh.

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Calendario CSP: 14 dicembre 2024

Un’altro entusiasmante racconto, la storia di Myrtana nella sua regione nel Nordmar si arricchisce di nuove storie e avventure che quotidianamente vengono affrontate e rendono il tutto più interessante!

“Tracce nella neve”

Ruth guardò il cielo. La nevicata si era intensificata e presto si potevano distinguere solo vaghi contorni delle aspre vette del Nordmar. Un vento freddo ululava attraverso i canyon, facendo scricchiolare gli abeti sotto forti raffiche. Una ciocca dei suoi capelli ramati le colpì il viso, oscurandole ulteriormente la vista. Strizzando gli occhi, scrutò il mondo bianco-grigio, sperando di vedere il percorso che avevano preso. Ma i suoi occhi, pur giovani e acuti la delusero e, come se non bastasse, la notte si stava avvicinando. Non avevano più le torce, quindi non riusciva più a distinguere le deboli impronte sulla neve, che aveva scambiato per tracce umane. Tracce che seguivano da mezza giornata, sperando che riconducessero alla civiltà. Ruth tremò, ma non tanto per il freddo quanto per la paura di perdersi di nuovo. Attraversare il Nordmar senza una guida locale era già abbastanza rischioso, ma con Egan al suo fianco sembrava un viaggio di sola andata.

Respirò profondamente l’aria gelida, poi espirò con un sospiro silenzioso e fissò la foschia.
“Ora mi sento proprio come te, nonno. Ma non posso lasciarti vedere quanto ho paura. Hai bisogno di me. Hai solo me. E io… ho solo te.”
Questi erano i pensieri che Ruth non poteva ignorare. Tenne Egan più vicino e cercò di mantenere la voce calma:
“Dai, continua a tenermi stretto. Ci siamo quasi. Ancora qualche passo.”
Se stesse rassicurando se stessa o Egan, solo gli dei lo avrebbero saputo.

Il vecchio, curvo, si appoggiava al bastone con una mano e con l’altra si aggrappava a Ruth, riuscendo a trovare un ritmo costante. Lentamente, ma costantemente, continuavano a progredire. Alzò lo sguardo con un’espressione tesa e disse:
“Ruth, mia cara. Quell’ululato. Sta diventando più forte.”
“È solo il vento, nonno. Una tempesta sta arrivando sulle montagne. Facciamo in fretta.”
Ma Egan si fermò:
“No, intendo l’ululato nella tempesta, cara Ruth. Sai cosa significa. Insisto che tu usi le tue gambe giovani e veloci e corra, se è necessario. Mi hai dato la tua parola.”
“Non si arriverà a questo”, rispose Ruth, trascinando Egan con sé. La loro visuale era ormai limitata ad appena venti passi. Quasi ciechi, avanzavano faticosamente nella neve, superando arbusti carichi di neve e abeti ispidi. Ruth si grattò la faccia su un ramo, gemendo mentre si stringeva la guancia arrossata dal freddo. Guardò ancora una volta nella foschia. L’ululato era davvero più forte ora, quindi lottò per trascinare con sé il vecchio a un ritmo più veloce.

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Calendario CSP: 05 dicembre 2024

Con questa casella il CST ci presenta un’altro racconto, la storia di Myrtana e più precisamente quella di un mago, della magia e della capitale Vengard nel suo guscio magico… che si arricchisce sempre più di particolari interessanti!

“Il Vaso della Conoscenza”

Nereus fece scorrere delicatamente le dita sull’antica carta del tomo steso davanti a lui. Le fragili fibre assorbirono avidamente i residui oleosi dalle dita del mago. Quasi con amore, delineava singole lettere che formavano parole, poi frasi, che nei loro ermetici doppi sensi sussurravano segreti di arcane conoscenze. Leoni infuocati e fanciulle dorate popolavano le illustrazioni criptiche, una sfida che solo una mente iniziata poteva sperare di decodificarle.

Per Nereus non erano altro che muri cerebrali, ostacoli destinati a essere superati da una mente vigile. A modo loro, erano più difficili da conquistare di qualsiasi fortezza di pietra. L’antico materiale, toccato dalle sue dita, cominciava a cambiare, con alcune fibre che diventavano fragili e offuscavano la scrittura, mentre altre parti cedevano il loro pigmento al suo tocco. Qualunque cosa fosse accaduta, la saggezza di questo antico libro sarebbe stata salvaguardata dalle sue azioni. Distorto, nascosto e reso illeggibile, eppure, in linea di principio, ancora presente. Anche l’orco più astuto non riuscirebbe a violare questo tipo di fortezza e a rivendicarne i segreti.

Certo, avrebbe potuto bruciare il libro. Cosa sarebbe stato più facile? Negare la conoscenza distruggendola completamente. Semplice ed efficace: l’approccio ristretto. Solo chi non rispettasse lo sforzo necessario per estrarre anche la più piccola frazione dal grande fiume della conoscenza ricorrerebbe a tali mezzi. Questo libro era un veicolo, un contenitore di saggezza… e dopo tutto, cos’era un mago?
Quanto desiderava essere così ben protetto lui stesso. Ma le mura di Vengard non potevano fornire quel tipo di sicurezza. I suoi compagni maghi erano impegnati a preparare le difese della città, mentre l’Arcimago Karrypto raccoglieva tutto il necessario per erigere una barriera magica. Questa barriera doveva rendere la città un’isola intoccabile nel mare infestato dagli orchi, forse anche una zattera di salvezza. Nereus contribuì solo con il necessario; aveva poca fiducia nella promessa del muro. Dopotutto, non era la prima volta che gli veniva offerta una barriera magica come protezione contro l’annientamento.

Nereus aveva dedicato la sua vita da mago ad assorbire più conoscenza, non importa quanto in profondità avesse dovuto immergersi per trovarla. Alcuni dei suoi confratelli la pensavano come lui, mentre altri si attenevano più strettamente alle regole dell’Ordine. Nereus era sempre stato visto come un outsider tra i seguaci di Innos. Solo il suo venerabile mentore, Catmaol, lo collegava ai suoi compagni maghi. Il vecchio condivideva il gusto di Nereus per la conoscenza proibita e insieme esplorarono i lati più oscuri della magia. Sia Catmaol che Nereus furono sospettati di eresia e, a un certo punto, il Consiglio pensò di inviarli a rinforzare i loro fratelli intrappolati all’interno della Barriera. I tempi erano cambiati a tal punto che anche le navi difettose non dovevano essere disarmate ma riutilizzate.
Ma il destino è beffardo. Catmaol morì prima che il viaggio potesse iniziare e fu sepolto nella cripta di Vengard. Dopo la cerimonia le circostanze cambiarono e il viaggio non fu più necessario. Invece, Nereus si ritrovò sotto l’occhio vigile dell’Arcimago Karrypto, incaricato di prevedere le capacità magiche del nemico e di ideare contromisure preventive. Era un compito solitario, lontano dai suoi fratelli che si occupavano di questioni più pratiche. A Nereus non importava; raramente doveva rispondere a Karrypto, che era preoccupato per il re.

A poco a poco, Nereus si immerse nel Vengard, avvicinandosi ad esso come farebbe con qualsiasi testo. Torri e bastioni divennero nella sua mente frasi, mura e porte espressioni di intenti. Le strade della città si sono trasformate in frasi in un linguaggio di trattenere, dare e rivendicare. Si trattava di un duello ipotetico, presupponendo che anche il nemico si preparasse a combatterlo. Laddove asce e spade si scontravano, gli sciamani lanciavano i loro incantesimi e i maghi dovevano contrastarli. In altri luoghi, forze indicibili si erano già scatenate senza incontrare un’adeguata resistenza.

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Calendario CSP: 23 dicembre 2022

Con il 23 dicembre dal CST arriva un’altro racconto, la storia di Myrtana si arricchisce sempre più di particolari interessanti!


“DESIDERIO DI LIBERTÀ”

L’uccellino e lo sciacallo



“Dimmi, Selim, manca ancora molto per Bakaresh?”

“No, mia signora. Abbiamo già passato le rovine. Abbiamo fatto più di metà del tragitto.”

Meltem sospirò. Mise le sue dita delicate nella ciotola che teneva sulle gambe, portandosi un altro pezzo di lokum alla bocca. Presto quelle dita avrebbero nutrito Aschnu con il lokum.
Ma no, per queste cose ha le sue schiave. Queste dita non farebbero altro che graffiargli il volto, se solo osasse pensare che io lo serva.
Socchiuse gli occhi, anche se fino ad allora non aveva visto altro che le tende della sua portantina, e si focalizzò sulle rocce delicate, sulla tenera canzone di Jamila e sul gusto di rosa che le permeava la bocca.
“Hai tutto ciò che il tuo cuore potrebbe desiderare”, le aveva detto suo padre, “e come moglie di Aschnu avrai anche di più.”
Tuttavia, il suo cuore non desiderava le prelibatezze nelle ciotole che la circondavano.Non desiderava il lokum, i fichi, i datteri, le mandorle tostate o i melograni. Né tantomeno desiderava i gioielli preziosi che le adornavano il collo esile, né gli smeraldi e gli zaffiri incastonati negli orecchini d’oro e d’argento che le pendevano dalle orecchie. Non desiderava nemmeno la seta che avvolgeva e accarezzava la sua tenera pelle.
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Calendario CSP: 20 dicembre 2022

Per il 20 dicembre il CST ci propone finalmente qualcosa che mancava a questo calendario, diamo una bella lettura a questo nuovo ed entusiasmante racconto breve!


“IL CREPUSCOLO DEGLI DEI”

La battaglia per Faring


“Nemmeno gli dei sanno quale fato ci attende… E inizio solo ora a comprendere le possibilità che si aprono innanzi a me… Ma una cosa è certa: SICURAMENTE ci incontreremo di nuovo…”
Con queste parole, il nuovo avatar di Beliar lanciò un incantesimo. L’aria si riempì di scintille e Xardas sparì dalla cabina del capitano dell’Esmeralda in un lampo di luce. Il teletrasporto aveva richiesto molta energia per riportarlo sulla terraferma, direttamente nella sua nuova torre sui pendii ghiacciati del Nord. Tuttavia riuscì ad arrivarci, seppure un po’ debilitato e ancora incapace di controllare a pieno i suoi nuovi poteri. Si portò le mani al capo, socchiuse gli occhi e udì… qualcuno che gli parlava. Un suono familiare. Doveva recarsi subito nella sua nuova stanza delle evocazioni e meditare, così da controllare quella voce. Per il momento i servitori che aveva evocato non erano ancora riusciti a completare la sua nuova torre, tuttavia i suoi nuovi poteri avrebbero velocizzato tanto la costruzione quanto i suoi piani.


Due settimane più tardi:

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Calendario CSP: 19 dicembre 2021

Per il 19 dicembre il CST ci propone un nuovo racconto breve, ambientato a Trelis. Precisamente nei sotterranei del castello, che nel gioco originale consistevano in una sola stanza, ma, stando al racconto, potrebbero essere stati ampliati dal CSP!


LE CATACOMBE DI TRELIS

Trenta monete! Perché si era lasciato coinvolgere per una tale somma? “I miei peggiori stivali valgono più di trenta monete!”, esclamò Alonso. Era stato uno scoppio involontario del suo malcontento, ma lo fece trasalire perché l‘eco sembrava riportargli indietro il suo brontolare amplificato dal varco oscuro alla fine delle scale. E se all‘inizio il semplice suono l‘aveva spaventato perché non se lo aspettava, adesso tremava al pensiero di chi potrebbe averlo sentito.

O cosa.

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Calendario CSP: 16 dicembre 2021

Nella casella 16 il CST ci propone un racconto breve, che sin dalle prime righe farà ricordare uno dei momenti chiave e più noti della saga di Gothic. Buona lettura!


Il pavimento della cabina tremò mentre appariva il bagliore dell‘incantesimo di teletrasporto. Un momento dopo, era sparito, proprio come lui, l‘evocatore di demoni.

L‘eroe rimase immobile per un attimo, pensando rapidamente a Xardas. La cabina sembrava ancora intatta, sempre priva di oggetti di lusso. Solo della polvere dorata fluttuava nell‘aria, svanendo un poco alla volta.

All‘improvviso la porta venne spalancata e Gorn con la sua ascia si piazzò sullo stipite. L‘eroe lo osservò con curiosità, sollevando il sopracciglio sinistro.

Gorn gli spiegò all‘istante: “Abbiamo sentito dei rumori provenienti da questa cabina. Pensavamo si fosse messo male.”

Gorn poi fissò irritato la nuvola di polvere ormai quasi scomparsa e si rivolse di nuovo all’eroe: “Dimmi… cosa stavi facendo? Pulizie? Da dove viene questa strana polverina?”

“Io …”, stava per dire l’eroe, quando la voce del capitano risuonò all’esterno:

“LA GROTTA STA CROLLANDO!!!”

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