SpazioGames ha provato Risen 2


SpazioGames.it ha pubblicato una nuova anteprima di Risen 2: Dark Waters, dopo averlo provato direttamente presso i Piranha Bytes.

Il fatto che un successo cinematografico come Pirati dei Caraibi non abbia mai avuto degno riscontro in termini videoludici è senza dubbio strano. Per quanto un titolo in lavorazione presso Disney sia stato effettivamente cancellato, è comunque bizzarro che l’industria del videoludo non abbia recepito il recente ritorno in auge delle atmosfere piratesche. Un’eredità che i ragazzi di Piranha Bytes sembrano invece interessati a integrare in Risen 2, sequel dell’erede spirituale della saga di Gothic, rilasciato più di due anni fa e da noi positivamente recensito.
Se già l’ambientazione “mediterranea” del predecessore aveva suggerito un netto allontanamento dalle atmosfere fantasy classiche del genere GDR, questo seguito dà un taglio ancor più netto, infilandoci negli stivali e nei pantaloni alla zuava di un aspirante pirata disilluso, costretto a ricominciare da zero, non senza scazzottate, litri di rhum e duelli in punta di sciabola. Una recente visita agli studi Koch Media di Monaco ci è valsa una approfondita prova diretta del titolo, il cui rilascio è fissato per il 27 aprile 2012.

Senza nome, ma con una bella benda

Non sono tempi buoni per l’innominato eroe le cui peripezie abbiamo vissuto nel predecessore: gli eventi di Faranga l’hanno segnato profondamente e il miglior rimedio alle cicatrici dell’anima sembra essere il rhum. In particolare, quello di Caldera, città portuale che ospita la peggior specie di fuorilegge dei sette mari, ma non solo. Sulle sue coste si trova infatti anche la Fortezza di Cristallo, da sempre sede dell’Inquisizione.
Quest’ultima si trova naturalmente ancora nel pieno conflitto contro i Titani, che sorgono dagli abissi e divorano tutte le navi che hanno la sfortuna di incrociare la loro rotta, una situazione che deve finire. L’idea di trasferirsi nel continente di Arborea sembra la soluzione più plausibile, ma il procedimento si rivela molto più lento e macchinoso del previsto. Quando non del tutto annebbiato dai vapori dell’alcool, il nostro innominato eroe propende per una soluzione ben più drastica, ossia un attacco diretto e conclusivo contro i Titani, ma l’Inquisizione non sembra intenzionata ad accordargli tale fiducia.
Una notte come tante altre, la sbronza del nostro eroe viene interrotta dall’annuncio dell’ennesimo naufragio, avvenuto a poca distanza dalla costa. Incaricato di recuperare e salvare i superstiti, l’innominato incontra nuovamente Patty, personaggio ben noto ai fan del predecessore. La sboccata piratessa, figlia del bucaniere Steelbeard, risveglia nuovi e combattivi istinti: pare infatti che un’arma per combattere i Titani effettivamente ci sia, e che per metterci le mani sia necessario partire proprio dal famigerato padre della donzella…

Non sarà Tortuga, ma…

E’ su queste inusuali note (perlomeno per un GDR) che prende il via la nuova avventura dei Piranha Bytes, lasciando quasi immediatamente il giocatore in balia di un gameplay che proprio user friendly non è. Nell’epoca in cui il videogioco deve per concetto “essere alla portata di tutti”, i ragazzi tedeschi remano controcorrente, proponendo ancora una volta un gioco di ruolo “vecchio stile”, non certo per contenuti, quanto per meccaniche, che sembrano pescare a piene mani dalla “vecchia scuola”. E’ così che l’interfaccia ridotta all’osso, la totale assenza di indicatori di destinazione per la quest in corso e i menu tradizionali colpiscono il giocatore nell’era di Skyrim e Dragon Age, riportando l’hardcore gamer (piacevolmente) indietro di almeno una decina d’anni.
Nonostante un impianto di gioco abbastanza classico, basato sul completamento di quest e conseguente accumulo di punti esperienza, livelli e relative nuove abilità, il titolo lascia nelle mani del giocatore una libertà quasi spiazzante, soprattutto nelle prime fasi di gioco. L’iniziale esplorazione di Caldera e delle zone circostanti, naturalmente “divise” tra il potere dell’Inquisizione e l’onorata società piratesca, fa chiaramente da tutorial per tutto quello che verrà, ma l’apprendimento della maggior parte delle meccaniche viene lasciato proprio al giocatore, senza l’eccesso di linee guida ormai tradizionale per i titoli di genere e non.
La missione principale, almeno nelle prime ore di gioco, è naturalmente rappresentata dalla necessità di guadagnarsi la fiducia del pirata Steelbeard, vero lupo di mare per nulla incline a mettere le proprie risorse nelle mani del primo arrivato. Con questo espediente narrativo, gli sviluppatori aprono la consueta pletora di possibilità al giocatore, che dovrà sostanzialmente scoprire da solo come arrivare all’agognato scopo.

Sciabola, archibugio e… pappagallo!

Se i dialoghi a scelta multipla e i molti risvolti narrativi a cui essi possono condurre rappresentano ormai un marchio di fabbrica per la serie Risen, il sistema di combattimeno si divide con essi il trono di componente più importante del gameplay. Prendendo ispirazione dal background piratesco, gli sviluppatori propongono un curioso mix tra l’action GDR e uno stile “cappa e spada”, aggiungendo al classico utilizzo di sciabole e archibugi una lunga serie di “manovre sporche” che solo il peggior bucaniere metterebbe in pratica, come tirare polvere negli occhi dell’avversario, sparare a tradimento durante un duello o persino inviare un fido pappagallo a distrarre il nemico di turno.
Queste abilità, e molte altre, potranno naturalmente essere acquisite e migliorate secondo un sistema di crescita del personaggio tutto sommato molto classico, che divide gli attributi base in un gran numero di sottocategorie, lasciando buona libertà al giocatore quanto alla personalizzazione delle peculiarità del proprio stile di combattimento. La magia è stata naturalmente messa in secondo piano, ma non del tutto dimenticata, rielaborata dagli sviluppatori sotto forma di riti vodoo atti a indebolire o disorientare l’avversario.
Sia che si impugni il pad, sia che ci si dia alla più classica configurazione mouse e tastiera, il combat system funziona, sebbene il nostro hands on basato sulle prime fasi di gioco non ci abbia permesso di vedere all’opera le abilità più avanzate. Le basi ruolistiche si mescolano ad un’impostazione sostanzialmente action, dove la parata e la contromossa si rivelano le armi migliori durante la maggior parte dei duelli. Ad aggiungere un po’ di varietà al tutto ci pensa anche la possibilità di portarsi dietro un compagno durante le fasi di questing, al quale non sarà possibile dare ordini, in quanto completamente gestito dall’IA.
Non è stato naturalmente dimenticato neanche il crafting, diviso come di consueto tra attività di caccia e raccolta, e di trasformazione (nel primo caso la raccolta dei minerali, nel secondo le operazioni alla forgia), il quale, a detta degli sviluppatori, sarà in grado di fornire oggetti di grande qualità se seguito con dedizione.

PC o console?

Prima di affrontare qualsivoglia discorso tecnico legato a Risen 2, al momento attuale dello sviluppo occorre fare una debita distinzione tra versione PC e console. La prima presenta una modellazione poligonale di buon livello, effettistica nella media, buoni risultati sull’illuminazione dinamica e un frame rate perlopiù stabile. Le principali critiche possono essere mosse alle animazioni, nel complesso piuttosto legnose e poco “naturali” e alla qualità altalenante di alcuni oggetti dello scenario. L’ottimizzazione ancora manca, e i mesi per portarla a termine indubbiamente ci sono, dunque rimandiamo il giudizio perlopiù positivo alla versione finale.

Ben diverso, almeno per il momento, il discorso su console HD, dove, a fianco delle ovvie rinunce quanto a dettaglio e effettistica, la situazione non è al momento delle più rosee: problema principale è senza dubbio il frame rate, spesso sotto il livello di guardia, ma in generale a mancare è un’approfondita ottimizzazione volta a permettere anche alle console di “digerire” il pesante motore grafico, sempre che questo sia del tutto possibile. La speranza è che i mesi che ci separano dall’uscita possano essere sfruttati al meglio dal team di sviluppo, dato che, quanto a design di personaggi e ambientazioni, il titolo meriterebbe quantomeno una realizzazione grafica nella media.

Commento Finale

Le ore in compagnia di Risen 2 sono volate via rapide, confermando come la convinzione con cui Piranha Bytes porta avanti il suo brand ruolistico “puro” e allo stesso tempo atipico permette al prodotto di muoversi in un contesto tutto sommato inedito, a tal punto estraneo dalle atmosfere del fantasy tradizionale da non suscitare gli ovvi confronti diretti. Al momento, il titolo recupera l’ermeticità e le buone qualità narrative del predecessore, proponendo ancora una volta un mondo di gioco davvero aperto e flessibile alle scelte del giocatore. Da sistemare prima del rilascio ancora ce n’è, sia quanto a limatura dei contenuti e delle meccaniche, sia dal punto di vista tecnico, bisogno di attenzioni soprattutto su console.
I prossimi mesi saranno senza dubbio decisivi per i ragazzi di Piranha Bytes, dai quali ci aspettiamo molto dopo la buona prova del predecessore: rimanete con noi per tutte le novità, a presto su queste pagine.


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