“La notte in cui vagano le Ombre”
Sono un Cavaliere dell’Ordine. Un servitore di Innos, che ha giurato di proteggere la Luce dove l’oscurità dilaga. Alcuni mi definiscono un fanatico di questi tempi, altri un pazzo… Ma io so chi sono: un cavaliere virtuoso, con senso del dovere e lealtà che scorrono nelle mie vene. Vincolato dal giuramento di difendere la legge e proteggere i deboli.
Ecco perché me ne sto seduto qui, nascosto tra le forti radici di un albero secolare, a poche centinaia di passi dalla fortezza di Gotha, la mia casa, la roccaforte della nostra confraternita. Un tempo bastione dei paladini, rifugio di forza e fede. Ora è stata profanata… Occupata dagli orchi… Dissacrata da sinistri poteri.
La notte era limpida, la luna pendeva come una pallida sentinella nel cielo. Nessun suono che rompesse la quiete, tranne l’occasionale ululato del vento che spazzava la valle abbandonata, come una voce di avvertimento.
Notai un movimento ai margini della foresta.
Una dozzina di guerrieri emerse dall’ombra, torce in mano. La mia mano si mosse istintivamente verso l’elsa della mia spada, ma rimasi immobile. Non dovevano vedermi.
Al centro del gruppo camminava un gigante, con una massiccia ascia sulla spalla. Le loro torce si spensero una dopo l’altra, non per il vento, ma intenzionalmente, man mano che si avvicinavano alla fortezza. Alla pallida luce della luna vidi uno stendardo rosso sangue. Su di esso il simbolo dello Shadow Walker.
Silenziosamente mi superarono e salirono il pendio, dritti verso la fortezza. Gli orchi all’avamposto che sorvegliavano l’ingresso fissavano stupidamente l’oscurità come sempre, completamente ciechi a ciò che stesse accadendo proprio davanti ai loro occhi.
Il mio cuore batté più forte. Alleati. Spiriti affini. Una scintilla di speranza mi illuminò il petto.
Feci un passo avanti, pronto a lasciare il mio nascondiglio e seguirli…
Poi accadde.
Un suono riempì la notte. Non apparteneva a questo mondo.
Non era un grido di battaglia. Non era un comando. Era… Uno stridio. Metallo su pietra. Come una grata di ferro trascinata per terra da una forza sovrumana. Un suono che mi gelò il sangue nelle vene.
Risuonò un urlo. Non proveniva dalla gola di un essere umano.
Seguì una risata: demoniaca, crudele, antica.
Gli orchi si alzarono di scatto, cercando a tentoni le torce e scrutando il pendio roccioso. Ma non lasciarono il loro posto.
Le mie gambe si irrigidirono.
Improvvisamente, una luce esplose dietro le mura della fortezza. Il fragore dell’acciaio contro l’acciaio rimbombava nella valle. Gli uomini gridavano, ma presto le grida si trasformarono in urla. Urla terribili, disperate.
E poi… Un tonfo sordo. Capii immediatamente di cosa si trattasse. Il cancello della fortezza si era chiuso. Sigillato.
Gli orchi dell’avamposto si precipitarono in avanti, riaccendendo le torce e scrutando verso l’alto… Ma rimasero inchiodati al suolo. Nessuno osò avvicinarsi alla fortezza.
Pochi istanti dopo, il guerriero gigante si lanciò giù per il pendio. Non come un vincitore, ma come una preda. Il panico gli stravolse i lineamenti. Correva come se la morte stessa gli fosse alle calcagna.
Gli orchi lo stavano aspettando. Lo abbatterono, lo incatenarono e lo trascinarono via.
Dei suoi uomini: nessuna traccia. Nessun grido. Nessuna lotta. Solo silenzio.
Troppo silenzio.
Mi costrinsi a respirare, solo per sentire il sangue gelarmisi di nuovo nelle vene.
Qualcosa si muoveva sulla salita della fortezza.
Emersero delle figure.
Umane… Ma non più umane.
Camminavano lentamente, rigidamente, come guidate da fili invisibili. I loro volti erano pallidi, i loro occhi vuoti. I non morti. Resuscitati dalla magia oscura. Servitori di Beliar. Gli orchi sembrarono non accorgersi affatto di loro.
E davanti a loro, per Innos, non poteva essere, riconobbi uno di loro.
Campell.
Il mio mentore. Il mio insegnante. Il paladino più nobile e coraggioso che abbia mai conosciuto. Era come un padre per me. Ora camminava…
Come una creatura delle tenebre.
Se avessi previsto questo destino, non mi sarei mai imbarcato sull’Esmeralda. Sarei rimasto a casa con i miei fratelli. Ma Innos deve aver scelto un altro destino per me.
I non morti non si diressero verso la valle come per fuggire, no.
Marciavano.
Seguendo un comando invisibile.
Ed ebbi un terribile sospetto su dove li avrebbe condotti.
Perché la fortezza di Gotha non si trova lì per caso. Nel profondo giace un segreto… Un antico sentiero che non dovrebbe mai più essere percorso.
Qualcosa è tornato.
Qualcosa che non sarebbe mai dovuto tornare.
Il freddo mi attanagliò l’anima, ma una scintilla si accese dentro di me. Non è una coincidenza che io fossi lì quella sera. È la volontà di Innos.
E così risorgo dal mio nascondiglio.
Sono un cavaliere. Sono il guardiano della luce e della vita.
E giuro:
Gli darò la caccia.
Queste ombre erranti, i miei fratelli perduti.
Riconquisterò ciò che un tempo proteggevamo, com’è vero che il mio nome è Girion, Cavaliere dell’Ordine dei Paladini.
Qui, nel mio rifugio, aspetterò che si riveli il momento giusto, perché non posso affrontare il Maestro Campell da solo.
Che Innos sia mio testimone.
Autore: DrGothic
Traduzione italiana a cura di Mattia “ZaZi91” Zanfrini.
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